WINNER
XXVIII
edition 2003
IRAN, VEILED
APPEARANCES
Thierry Michel
Belgium
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FILMONDO _2 0 0 3 |
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Giovanni
Soldini a FILMONDO |
“Tutti
coloro che dedicano la propria vita allo sport si svegliano
la mattina contenti di quello che fanno”, così
Giovanni Soldini, intervistato dal direttore artistico di
Filmondo, Marco Lombardi, apre la mattinata dedicata alle
scuole sul tema “I record allenano alla vita?”,
svoltasi allo Spazio Oberdan giovedì 3 aprile. Lo spunto
nasce da un filmato - inserito nella più ampia iniziativa
didattica “Telecom Alleniamoci alla vita” –
che racchiude le testimonianze dello stesso Soldini e di altri
grandissimi atleti, tra cui Christian Vieri, Carlton Myers,
Valentina Vezzali, Stefania Belmondo. Scopo del filmato è
proprio quello di trasmettere i valori dello sport - che sono
comunque valori universali - ai più giovani, mostrando
come attraverso l’impegno, la concentrazione, il lavoro
di gruppo e la costanza si possano raggiungere dei grandi
risultati. “L’andare in barca mi ha insegnato
a vivere” – spiega l’atleta – “lì
ho imparato a cucinare, a rifare il letto, ma anche e soprattutto
mi sono messo alla prova. Infatti, quando sei da solo in mezzo
al mare qualsiasi difficoltà te la devi risolvere per
conto tuo, senza l’aiuto di nessuno”. Ma la regata,
a detta dello stesso Soldini, è solo il momento finale
di un lunghissimo lavoro che coinvolge tante persone diverse:
“Senza l’aiuto dei miei collaboratori non riuscirei
a vincere, perché normalmente la vittoria se l’aggiudica
la barca che è stata preparata meglio”. Oltre
al suo enorme amore per il mare e per quello che fa, Soldini,
nel suo incontro con i ragazzi, ha cercato anche di trasmettere
quali possano essere le difficoltà e gli aspetti più
complicati della navigazione in solitario: “Non bisogna
mai dimenticare che la natura è più forte dell’uomo.
Forse a voi oggi sembra che grazie alla tecnologia siamo in
grado di dominare qualunque cosa, ma non è così.
Bisogna avere rispetto della natura, conoscerla il più
possibile e pensare sempre che è lei che comanda, sulla
terra, e in mare ancora di più”. |

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Serata
internazionale all’Old Fashion Café |
Filmondo
parte con una serata tutta internazionale all’Old Fashion
Cafè, dove tra musiche cubane, e balli sudamericani,
il direttore artistico del festival, Marco Lombardi, ha presentato
il programma dell’intera manifestazione. Davanti ad
una fitta folla di giovani di tutte le nazioni (la serata
era gratuita per gli stranieri), sono state proiettate sequenze
di filmati tratti dall’archivio di Filmondo, mentre
un menù tutto cubano contribuiva a rendere più
reale l’atmosfera di quei luoghi esotici. In fondo chi
l’ha detto che per viaggiare bisogna andare lontano?
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Convegno
“Italiani, chi siamo” |
La
terza giornata (4 aprile 2003) di Filmondo, XXVIII festival
internazionale del film turistico, si è aperta con
il convegno “Italiani, chi siamo”, a cui hanno
partecipato, coordinati dal direttore del festival Marco Lombardi,
il regista Fulvio Wetzl (“Prima la musica, poi le parole”),
Spiro Scimone e Francesco Sframeli (registi di “Due
amici”, premio De Laurentis a Venezia 2002), Beppe Tenti
(creatore/produttore di Overland-RAI), Giancarlo Morandi (Presidente
COBAT), Maurizio Rossi (produttore televisivo di Donnavventura-Rete4),
Francesco Tofoni (presidente Lombardia Film Commission) e
Matteo Montebelli (ricercatore del centro studi TCI). L’obiettivo
era quello di delineare un quadro, anche se incompleto e flessibile,
di come noi italiani ci vediamo, anche con riferimento immagine
che trasmettiamo agli stranieri attraverso le varie attività
dei differenti campi professionali e culturali in cui ci confrontiamo
con gli altri Paesi, e come gli stranieri ci vedono realmente.
Il
convegno si è aperto con una ricerca effettuata dal
TCI sul concetto di immagine turistica dell’Italia.
Il relatore Matteo Montebelli ha illustrato come, attraverso
un’indagine svolta su un set di guide internazionali,
risulti che l’immagine del nostro Paese sia piuttosto
stereotipata. Malgrado ciò, le due città su
cui in particolare si è concentrata la ricerca, Roma
e Milano, sembrano per certi versi valorizzate nei loro aspetti
più positivi. Per esempio di Milano è messa
in risalto l’efficienza, la vivibilità, la modernità,
la spinta verso il futuro e verso l’Europa, mentre Roma
è considerata l’emblema dell’Italia, anche
se non viene associata solo al concetto di città eterna,
ma appare piuttosto come un sapiente dosaggio tra passato
e futuro.
Da
un’indagine Doxa, illustrata dallo stesso Montebelli,
è risultato che la stampa è uno dei tre vettori
più importanti (gli altri due sono la guidistica e
il passaparola) del turismo in Italia. E pare che nella stampa
internazionale il nostro Paese sia richiamato soprattutto
per lo sport, ed in particolare per il calcio. Nella graduatoria
la cultura è molto più in basso, mentre tra
i fattori negativi c’è in cima alla lista la
criminalità. Il Paese che invece si identifica più
con l’Italia è Polonia, anche per via del legame
con il Papa e la cristianità, seguito dall’Argentina.
Francia e Germania invece sembrano non avere grande simpatia
per il nostro Paese, anche se sono le nazioni che lo conoscono
meglio.
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Bebbe
Tenti di Overland

Marco
Lombardi Dir. Artistico Filmondo

Edoardo
Croci Direttore ACTL
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L’intervento
del regista Fulvio Wetzl si è incentrato in particolare
sul suo viaggio in Palestina: “Faccio parte, insieme
ad altri registi, di una fondazione che si chiama “Cinema
del presente”, nata ad opera di Citto Maselli in occasione
del G8, ed abbiamo all’attivo 13 film, tra collettivi
ed individuali. Una delle esperienze più belle è
stato il viaggio in Palestina per girare un documentario,
“Lettere dalla Palestina”, sulla condizione di
quei luoghi. Abbiamo dato voce soprattutto a chi ne aveva
meno e cioè al popolo palestinese, che ci ha accolto
benissimo”. E pare proprio che nei sogni dei ragazzi
palestinesi ci sia l’Italia: “La maggior parte
dei giovani che abbiamo intervistato ci ha detto che vorrebbe
venire in Italia, ma non per un’idea romantica del nostro
paese, piuttosto per poter fare una vita normale, perché
l’Italia è vista come un posto dove ognuno può
fare la vita che vuole, senza censura o sbarramenti”.
Cosa che colpisce ancora di più alla luce del fatto
che la maggior parte di questi giovani non ha mai visto nemmeno
Gerusalemme.
Giancarlo
Morandi, presidente del COBAT (il Consorzio per le batterie
esauste, uno di quelli obbligatori voluti dal parlamento italiano
per la tutela dell’ambiente) ha raccontato la sua esperienza
in Nepal, dove una delegazione italiana è andata a
raccogliere le batterie al piombo che devono essere riciclate,
per evitare dispersioni di piombo nell’ambiente: “Noi
italiani siamo percepiti ottimamente nel mondo, e soprattutto
nei Paesi più lontani. Anche perché solitamente
gli italiani che hanno creato qualcosa all’estero, lo
hanno fatto rispettando le condizioni di base, senza soffocare
la cultura e le abitudini di quei luoghi, né l’ambiente.
L’importante è che riusciamo a trasmettere un’immagine
positiva anche attraverso gli eventi che organizziamo in Italia,
da quelli sportivi a quelli culturali”.
Vulcanico
l’intervento di Beppe Tenti, creatore/produttore di
Overland: “Trovo molto sbagliato che in Italia non esista
una struttura che rappresenti il nostro paese all’estero,
come un ministero ad esempio, e che non vada in giro a dire
quanto sia bella l’Italia e quanto si viva bene qui.
Molti paesi non hanno idea di come sia il nostro. In Indonesia
mi è capitata una cosa pazzesca perché, durante
un convegno, ci hanno fatto vedere il film “Ben-Hur”
e alla fine gli indonesiani mi hanno chiesto se c’erano
ancora in Italia i gladiatori. E’ assurdo ma è
così: finché non avremo qualcuno che si occupi
solo ed esclusivamente di curare la nostra immagine all’estero,
oltrepasseranno i nostri confini solo quelle cose lasciate
all’iniziativa personale.” Anche Maurizio Rossi
(ideatore e produttore di Donnaventura) concorda con l’opinione
del suo collega: “In realtà l’idea che
gli stranieri hanno dell’Italia è piuttosto frammentata:
da una parte c’è la cucina, dall’altra
la moda, ma manca il filo conduttore. Nella mia esperienza
con Donnavventura ho avuto sempre dei riscontri positivi,
tutti ci accolgono con molto calore, ma è anche vero
che di solito giriamo in paesi lontani. Mentre quando sono
stati in Francia o in Inghilterra non ho avuto lo stesso trattamento”.
A
chiudere l’incontro sono stati i registi di “Due
amici”, Spiro Scimone e Francesco Sframeli, che hanno
riportato il discorso sull’interrogativo di fondo: “Credo
che prima di chiederci che immagine diamo fuori, dobbiamo
interrogarci sull’immagine che noi abbiamo di noi stessi
– nota Scimone – “perché il rischio
di chiedersi come gli altri ci vedono è quello di venire
condizionati nella nostra creatività, e fare cose che
non ci appartengono, ma che corrispondono ad un modello. Invece
io credo che sia bello che l’arte comunichi il nostro
modo di vivere e di sentire la vita o almeno come la vorremo,
senza condizionamenti.”. “Spesso il nostro paese
non valorizza le risorse che ha” – spiega Sframeli
– “per esempio il nostro film è stato venduto
in 15 paesi esteri, mentre in Italia non ha avuto una distribuzione
in tutte le regioni. Anche per il teatro, noi lavoriamo più
all’estero che in Italia”. Poi ha concluso: “Siamo
comunque un paese ricco di vita, nel bene e nel male. La nostra
differenziazione geografica dovrebbe essere più un
valore aggiunto, che un limite”.
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